Sulla salita che ha fatto la storia del ciclismo

Passo del Mortirolo

Il Passo del Mortirolo: la leggenda del ciclismo in Valtellina.
Se siete pronti a mettere alla prova gambe, cuore e determinazione, il Passo del Mortirolo vi aspetta. Non è solo una delle salite più dure al mondo: è un vero e proprio monumento alla fatica, un’icona per ogni ciclista che sogni di pedalare dove i grandi campioni hanno scritto pagine epiche del Giro d’Italia.

La salita più celebre è quella da Mazzo di Valtellina, resa immortale nel 1994 dal duello tra Marco Pantani e Miguel Indurain, quando nacque il mito del “Pirata”. Da qui, in appena 12,4 chilometri si affronta un dislivello di oltre 1.300 metri, con una pendenza media del 10,5% e punte che superano il 20%. Numeri che parlano da soli, emozioni che si vivono solo in salita.

Ma il Mortirolo ha molte altre sfide da offrire:

  • Da Grosio, un tracciato che alterna scorci panoramici a rampe durissime.
  • Da Tovo di Sant’Agata, la variante più impegnativa, con pendenze che non perdonano.
  • Da Sernio, un percorso meno conosciuto ma altrettanto impegnativo.
  • Da Aprica – Monno, la via più lunga e paesaggistica, che regala panorami mozzafiato sulle Alpi.
  • Da Aprica – Pian di Gembro – Trivigno, un itinerario vario e panoramico, tra boschi profumati e tratti vallonati che culminano con viste spettacolari sulla Val Camonica e sulla Valtellina.

Ogni versante del Mortirolo ha la sua personalità, ma tutti hanno una cosa in comune: la capacità di trasformare la fatica in leggenda. Qui, tra boschi fitti, silenzi interrotti solo dal ritmo della pedalata e curve che sembrano infinite, ogni ciclista misura i propri limiti e scrive la sua personale impresa.

Dal 1990, quando comparve per la prima volta al Giro, il Mortirolo è stato teatro di battaglie memorabili: da Chiappucci a Bugno, da Basso a Contador, fino a Pantani, che ne ha fatto il suo palcoscenico più iconico.

Sei pronto per il Mortirolo?
Pedalare qui significa vivere un’esperienza unica: affrontare una delle salite più iconiche d’Europa, immergersi nella natura selvaggia della Valtellina e respirare la storia di uno sport che, su queste strade, ha trovato una delle sue cattedrali più solenni.

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